Nella sua prova narrativa più matura e provocatoria, Govoni immagina un futuro possibile governato dall’egoismo e dalla competizione, per ricordarci che è soltanto insieme, restando uniti, che noi esseri umani possiamo davvero salvarci. In fuga da un’Europa al collasso, Hans, Juju e Nonna affrontano mille pericoli fingendosi una famiglia: una donna anziana e i suoi nipotini, in realtà tre estranei che lentamente imparano a tenersi per mano. Quando raggiungono Truva, la “Città della Speranza” – un gigantesco campo profughi in cui il potere è gestito dalla piattaforma online Fortuna – ricevono anche loro, come tutti gli ospiti, una tenda e un dispositivo elettronico. Niente cibo o vestiti, quelli te li devi guadagnare: ognuno è artefice del proprio destino, e nel campo la ricchezza si costruisce postando. Chi accumula più like e follower ha accesso privilegiato agli aiuti umanitari; i meno popolari si accontentano delle briciole. Mentre Hans lotta con i fantasmi del passato e la cinica Nonna cerca con ogni mezzo di procurarsi visibilità, è Juju a domandarsi che senso abbia un mondo in cui ci si salva solo a spese degli altri. Dentro di lei si nascondono uno spirito da leader e i semi della rivolta, ma dovrà imparare a credere in se stessa per alzare la voce e ritrovare – per gli abitanti di Truva e per quel bizzarro trio che chiama “famiglia” – “la speranza che ci sia ancora, anche qui dentro, un po’ di umanità”.

Nicolò Govoni, classe 1993, è uno scrittore e attivista per i diritti umani originario di Cremona.
Presidente e Direttore esecutivo dell’organizzazione non-profit “Still I Rise”, è tra i nominati al Premio Nobel per la Pace 2020. All’età di 20 anni inizia la sua prima missione di volontariatonell’orfanotrofio di un piccolo villaggio dell’India, dove resta per quattro anni della sua vita, durante i quali si laurea anche in Giornalismo alla Symbiosis International University nella città di Pune. Nel 2017 autopubblica l’e-book “Bianco come Dio” per sponsorizzare l’istruzione dei bambini dell’orfanotrofio: il libro diventa un caso editoriale e viene inserito da Rizzoli nelle proprie edizioni. Poi Nicolò lascia l’India e si sposta a Samos, in Grecia, dove opera in un campo profughi. Qui nel 2018, insieme ad altre due volontarie sul campo, Giulia Cicoli e Sarah Ruzek, e a sette soci fondatori in Italia, fonda la l’organizzazione umanitaria “Still I Rise” e apre Mazì, la prima Scuola di Emergenza e Riabilitazione per bambini e adolescenti profughi dell’isola. Le condizioni disumane dell’hotspot portano Nicolò a scrivere il suo secondo libro, “Se fosse tuo figlio” (Rizzoli, 2019), una denuncia contro i soprusi perpetrati dalle autorità greche sui profughi. I proventi vengono destinati dall’autore a finanziare la costruzione di una nuova scuola in Turchia. Sul finire del 2019 e per tutto il corso del 2020 e 2021, inizia il piano di espansione di Still I Rise sotto la direzione di Nicolò: aprono Scuole di Emergenza e Riabilitazione e Scuole Internazionali tra Turchia, Siria, Kenya e Repubblica Democratica del Congo. Still I Rise è la prima organizzazione al mondo a offrire, gratis, il Baccalaureato Internazionale ai profughi. Nel 2020 Nicolò viene nominato per il Premio Nobel per la Pace 2020 da Sara Conti, membro del Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino, per il suo impegno a favore dell’educazione e della protezione dei bambini rifugiati. A giugno dello stesso anno, gli viene conferito il Premio CIDU per i Diritti Umani dal Ministero Italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per le sue attività di sensibilizzazione in tema di rifugiati e migranti. Oggi Nicolò dirige “Still I Rise” in otto Paesi, dando lavoro a circa cento persone nel mondo.

Corte dell’Arte, Foqus
venerdi 26 novembre

ore 18.30
Si avvisa il pubblico che l’ingresso all’evento è consentito solo su esibizione del greenpass e che l’utilizzo della mascherina è obbligatorio.

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